La nudità del cambiamento

In attesa del prossimo 23 giugno, giorno del mio sessantasettesimo compleanno, e con lo sguardo rivolto al 1° luglio, sento già l’inizio del congedo e il tempo della meditazione. In questa soglia esatta mi chiedo: cosa resta di un uomo quando si spegne il rumore della corsa quotidiana? Per sessantasette anni la mia esistenza ha seguito un ritmo serrato, diviso tra i volumi della biblioteca, dal rigore scientifico del Dipartimento di Fisica dell’Università di Salerno, la precisione della contabilità, le cronache giornalistiche, la fatica sacra tra gli oliveti di Luogosano e non solo… La mia vita è stata un cantiere continuo di passioni e mestieri: dalla gestione del personale alla logistica di magazzino, dalla stenografia all’informatica, fino alla manualità concreta dell’elettricista, eccetera

Ogni singola esperienza, intellettuale o manuale che fosse, ha preteso la mia totale presenza e mi ha insegnato il valore dell’ingegno e del fare. A brevissimo quel meccanismo perfetto che ha regolato i miei decenni si fermerà; le scadenze sfumeranno e lasceranno il posto a un silenzio immenso, il momento esatto in cui queste parole troveranno la loro maturazione.

Mese dopo mese, mentre il mio traguardo professionale si faceva vicino, ho vissuto un altro distacco, specchio naturale della vita che avanza: nostro figlio Rinaldo era già lontano, a Pisa, impegnato a edificare il proprio domani e ormai felicemente laureato in Scienze dell’Alimentazione Umana. In quel preciso incrocio del destino, vedendo il suo futuro prendere forma mentre il mio passato lavorativo si compie, mi sono ritrovato nudo di fronte al cambiamento, pronto a ridefinire me stesso oltre i ruoli di sempre.

Tuttavia, le pagine di un nuovo opuscolo, dal titolo “Il testo della vita” che concepirò formalmente proprio il 23 giugno e che porterà ufficialmente la data del 2 luglio 2026 come l’alba di un nuovo giorno, che segue il precedente e ritrova la freschezza dell’alga descritta nella mia prima poesia dal titolo “L’alga nel mattino selvaggio” del 1976, non custodiscono affatto il bilancio di una resa. Non c’è malinconia o rimpianto in questo volume, ma il mio manifesto lucido e fiero. È la scelta consapevole di trasformare il vuoto in uno spazio di pura libertà, guardando avanti con la fermezza di chi sa da dove viene. Cammino poggiato sulle parole indelebili di un padre maestro e di una madre forte, custodi di una resistenza che oggi mi permette di proteggere l’avvenire della mia discendenza.

Questo scritto, che matura nel cuore di giugno, fa dialogare la solidità logica della prosa con una seconda sezione lirica indipendente. Una trilogia poetica affiorata da un intimo dialogo interiore, capace di svelare il passo più essenziale del mio cammino.

Diventa così la mia opera totale. È la prova che la dignità non si pensiona mai. La voce dell’artigiano di pensieri, di formule, di macchine e di terra sa farsi canto, offrendo un ritratto autentico che non cerca applausi, ma chiede soltanto un altro po’ di strada da percorrere insieme.

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