II. Il profumo dell’alba
Ho lasciato scritto il peso del crollo. Ho confessato le ferite e le mani sporche, consegnando alla pagina quella verità nuda, dolorosa. L’ho fatto per lasciare un’impronta intera. E mentre la inchiostravo, ho sentito il terrore di quella consegna.
So cosa ti chiederai oggi, leggendomi. Ma questo che vuole? Qual è il suo spirito? Ieri nostalgico e piegato sulle sue ombre, oggi euforico? E domani?
Ti rispondo con lo sguardo rivolto in alto, nel risveglio di una mattina che ha spazzato via ogni freddezza. Non c’è incoerenza in questo movimento. Ieri ero l’inverno che contava le foglie cadute, oggi sono la terra che sente la spinta della primavera. C’è solo la vita che fa la vita: si prende il diritto di tremare nel buio e poi, d’improvviso, si riconosce nel profumo dell’alba addosso. Un profumo pulito, fatto di vitalità e di amore.
Ho passato anni a cercare di fare ordine tra i frantumi, a proteggere chi amavo nascondendo le crepe. Stamattina ho capito che bastava spalancare le finestre e accettare il rischio di respirare.
Cosa voglio oggi? Niente che si possa imprigionare in una teoria o addomesticare in una lezione di etica. Voglio questa linfa che mi scorre nelle vene. Voglio un amore che non trattiene, ma che si fa dono per chiunque incroci la mia strada.
Domani saremo ancora un’altra cosa, ed è magnifico che sia così. Non chiedermi stabilità, chiedimi l’onestà del cammino. Adesso c’è questa luce. C’è questo accordo segreto con il cielo che cancella ogni paura. Siamo vivi. E la vita vale la pena di essere vissuta, in ogni singolo, disordinato, bellissimo battito. Proprio per quella verità che ieri è stata, finalmente, già espressa.

